
28) L'impassibilit (aptheia).
Le testimonianze su Pirrone riportate da Diogene Laerzio non sono
concordi: mentre Enesidemo riferisce che la vita quotidiana di
Pirrone sarebbe stata impostata sulla cautela (vedi lettura 26),
il racconto di Antigono di Caristo fornisce tutt'altra immagine
del filosofo scettico, che in ogni momento  coerente con i propri
princpi filosofici, cio impassibile di fronte alle vicende che
gli accadono intorno, anche se queste lo coinvolgono direttamente

Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, nono, 62-63 (vedi manuale
pagina 178).

1   La sua vita [di Pirrone] fu coerente con la sua dottrina.
Lasciava andare ogni cosa per il suo verso e non prendeva alcuna
precauzione, ma si mostrava indifferente verso ogni pericolo che
gli occorreva, fossero carri o precipizi o cani, e assolutamente
nulla concedeva all'arbitrio dei sensi. Ma, secondo la
testimonianza di Antigono di Caristo, erano i suoi amici, che
solevano sempre accompagnarlo, a trarlo in salvezza dai pericoli.
[...].
2   Antigono di Caristo nel suo scritto Su Pirrone narra che
all'inizio visse inosservato e fu povero ed esercit la pittura
[...].
3   Si ritirava dal mondo e cercava la solitudine tranquilla, cos
che raramente si mostrava a quelli di casa. Si comportava cos,
perch aveva udito un indiano rimproverare Anassarco, dicendogli
che mai avrebbe potuto istruire qualcuno ad essere migliore, dal
momento che egli stesso frequentava le corti regali ed ossequiava
i re. Non perdeva mai la sua compostezza, cos se qualcuno lo
piantava nel mezzo del discorso, egli lo finiva per conto suo
[...]. Quando una volta Anassarco cadde in un pantano, Pirrone
continu la sua strada senza aiutarlo. Qualcuno gli rimprover un
tal comportamento, ma Anassarco stesso lod la sua indifferenza e
la sua impassibilit

 (Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, Laterza, Bari, 1987 2,
volume secondo, pagina 379).

